Oggi ricordiamo i 110 anni della nascita di Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana e figura di spicco della politica italiana, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978.
Moro è stato un uomo di grandi ideali storici, che ha cercato con forza di costruire un Paese aperto, attento, democratico, unito e solidale, attraverso il dialogo e la collaborazione tra le diverse forze politiche. A perdere la vita il 9 maggio del 1978 furono anche cinque agenti della sua scorta che avevano il mandato di proteggerlo. Il folle piano brigatista, che mirava a destabilizzare la vita democratica italiana, rimane una ferita per la storia del nostro Paese. Tuttavia proprio quell’evento drammatico contribuì a unire la nostra comunità, la nostra identità, respingendo e isolando i piani sovversivi delle brigate del terrore.
Aldo Moro ci ha insegnato che il dialogo, ma soprattutto il confronto sono la strada per superare le divisioni. È nostro dovere ricordarlo e rinnovare il nostro impegno a difendere i valori per cui ha lottato. Vicepresidente dell’ associazione Democrazia compiuta, che alla sua figura umana e politica si ispira, sento il dovere di celebrare i 110 anni dalla sua nascita.
Uno dei più grandi statisti del ‘900, membro dell’assemblea costituente, fu in grado di leggere i fenomeni politici con coraggio e lungimiranza, avendo come fine il bene comune.
“Se le cose non vanno, non dobbiamo limitarci a dire che ci saranno altri a pensarci, bensì domandarci che cosa possiamo fare noi” amava sempre dire e in questo risiede la sua grandezza di un uomo che ha saputo affrontare la morte con spirito coraggioso e con fede profonda.
E proprio in un momento in cui la politica non attrae più talenti, non attrae più i giovani, è vista come un ufficio di collocamento per sé e per i propri sodali, in cui il linguaggio politico diventa gretto e volgare, in cui l’argomento del giorno è la lunghezza delle gonne delle donne, si avverte l’urgenza oggi nel nostro paese di ricordare una figura come quella di Aldo Moro, che giganteggia fra nani con la sua sobrietà e con la dignità del suo agire e del suo rappresentare le istituzioni.
Non, però, come reminiscenza di un passato che non torna, ma come faro a cui chiunque voglia impegnarsi in politica deve guardare sempre il suo grande esempio messo all’epoca in campo per costruire l’identità del nostro paese.
