A San Nicola la Strada, in Piazza Matilde Serao, sta prendendo forma un’esperienza che va oltre il semplice vivere nello stesso condominio. Un gruppo di residenti del Parco Matilde ha avviato, in modo spontaneo, un percorso che punta a ricostruire relazioni, senso di appartenenza e partecipazione attiva. Il Parco Matilde, con circa 130 nuclei familiari, rappresenta una realtà significativa del territorio, ma anche un esempio di come il potenziale sociale dei quartieri possa restare inespresso senza occasioni di incontro. Da qui l’idea: creare connessioni reali tra persone, favorire momenti di aggregazione e promuovere una cultura condivisa del vivere comune, senza alcuna connotazione politica ma con un obiettivo chiaro — migliorare la qualità della vita quotidiana. Quello che sta emergendo è un vero e proprio modello sociale di quartiere, basato su partecipazione spontanea, responsabilità condivisa e valorizzazione degli spazi comuni. Un modello semplice che dimostra come il cambiamento possa partire dal basso, senza grandi risorse ma con una visione chiara. L’aspetto più interessante è la prospettiva di estendere questo approccio anche ai parchi circostanti — Speranzas, Flora e Sant’Antonio — lungo l’asse di Viale Carlo III fino alla rotonda dell’area in cui sorge la Chiesa di Santa Maria della Pietà. “Un territorio – dichiara Michele Carbisiero, tra i principali promotori dell’interessante progetto -, che non rappresenta solo una continuità urbana, ma anche un legame storico e sociale condiviso. In questo percorso, assume un ruolo centrale anche il tema della sicurezza, intesa non solo come controllo, ma come presenza attiva, cura degli spazi e attenzione reciproca tra residenti”. Piazza Matilde, in questo senso, va detto, si sta trasformando in un punto di riferimento: non solo luogo fisico, ma spazio sociale in evoluzione. In un’epoca in cui si parla spesso di degrado e distacco sociale, esperienze come quella di Piazza Matilde dimostrano che esiste anche un’altra direzione: quella della partecipazione, della responsabilità condivisa e del senso di comunità. Perché, in fondo, la qualità di una città non si misura solo dalle sue infrastrutture, ma dalla capacità delle persone di riconoscersi parte dello stesso luogo.

