Alla scuola media Giannone non siamo più davanti a semplici ritardi o disagi: qui si sfiora la negligenza grave. Un cantiere fermo da oltre un anno, un edificio che perde pezzi e studenti che entrano ogni giorno in un luogo che non può essere considerato sicuro. I distacchi di calcinacci, tegole e vetri non sono “episodi”, sono segnali evidenti di un degrado avanzato. Il fatto che non ci siano stati feriti è solo fortuna, non certo il risultato di una gestione responsabile.
Le famiglie denunciano da tempo, ma le risposte sono inesistenti o vaghe. Intanto la scuola è diventata un simbolo di abbandono: rifiuti sparsi, materiali accatastati ovunque, spazi didattici trasformati in depositi improvvisati. La palestra ridotta a magazzino è l’immagine perfetta di questa situazione: uno spazio sottratto agli studenti e lasciato al caos.
Dentro le aule la situazione non migliora, anzi. Classi senza riscaldamento per mesi, infiltrazioni, muffa, bagni fuori uso. Non si tratta di imprevisti, ma di problemi noti e ignorati. Promesse fatte e mai mantenute, interventi annunciati e mai realizzati. È una gestione che appare completamente fuori controllo.
Il Comune si limita a mosse minime, come una diffida per pulire, mentre evita di chiarire le responsabilità reali dello stop ai lavori. Si parla di fondi, varianti, problemi tecnici: giustificazioni che non cambiano la sostanza. Qui c’è un’opera pubblica finanziata, avviata e poi lasciata a metà, senza che nessuno paghi davvero il prezzo di questo fallimento.
Nel frattempo si mandano i ragazzi a scuola in un edificio che presenta rischi concreti, documentati, già verificati. Non è più accettabile parlare di lentezze burocratiche: questa è incapacità amministrativa o peggio, indifferenza verso la sicurezza. E quando si arriva a mettere in pericolo degli studenti, non è solo un problema di gestione. È una responsabilità precisa, che qualcuno prima o poi dovrà assumersi.
