A Caserta, ormai, passeggiare non è più un semplice atto quotidiano: è uno sport estremo. Altro che jogging o palestra, qui basta uscire di casa e affrontare il marciapiede per allenare riflessi, equilibrio e capacità di sopravvivenza.
Il percorso tipico prevede una serie di ostacoli degni di una gara olimpica: mattonelle ballerine, buche strategicamente posizionate e, ovviamente, i celebri tombini-fioriera, punte di diamante dell’arredo urbano locale. Non è chiaro se si tratti di incuria o di un progetto segreto per selezionare i pedoni più agili, ma una cosa è certa: arrivare a destinazione senza danni è una soddisfazione personale non da poco.
Camminare diventa così una coreografia improvvisata: un passo a destra per evitare la crepa, salto leggero a sinistra per schivare la buca, piccolo scarto in avanti per non inciampare nel tombino trasformato in giardino botanico. Uno slalom continuo che nemmeno sulle piste da sci. E senza nemmeno la consolazione della neve.
Il cittadino esperto sviluppa col tempo una tecnica sopraffina. Sa leggere il terreno, anticipare i movimenti, riconoscere a distanza le “zone rosse”. I principianti, invece, imparano rapidamente a proprie spese: una distrazione, uno sguardo al telefono, e il rischio concreto è quello di passare direttamente dal marciapiede al tutore ortopedico, con eventuale upgrade alle stampelle.
C’è chi sostiene che tutto questo abbia un lato positivo: aumenta la soglia di attenzione e tiene allenata la mente. Una sorta di mindfulness urbana, dove vivi il momento presente perché, se non lo fai, cadi. Letteralmente.
Nel frattempo, i tombini continuano a fiorire e i marciapiedi a raccontare storie di crepe e dislivelli. E così Caserta si conferma all’avanguardia in una nuova disciplina: il parkour involontario. Gratuito, diffuso e, soprattutto, impossibile da evitare.
