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Il reddito delle famiglie aumenta anche nel Mezzogiorno, ma Caserta si conferma tra le province più in difficoltà. La ripresa non basta a colmare una distanza strutturale
Cresce, ma resta indietro. È questo il paradosso che emerge dai dati sul reddito disponibile delle famiglie nella provincia di Caserta, ancora una volta tra le ultime in Italia nonostante segnali di miglioramento.
Secondo l’analisi di Unioncamere e del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, il Mezzogiorno registra nel 2024 una crescita del reddito superiore rispetto al Centro-Nord. Un dato che coinvolge anche Caserta, dove l’aumento si inserisce in una dinamica più ampia di ripresa.
Ma il dato percentuale non racconta tutta la storia.
Con un reddito pro-capite di 15.288 euro, Caserta si colloca infatti tra le province più povere del Paese, superando solo realtà come Agrigento e Foggia. Un posizionamento che evidenzia un ritardo profondo e radicato nel tempo.
Il confronto con le aree più ricche è netto. A Milano il reddito pro-capite supera i 36mila euro, più del doppio rispetto a Caserta. Un divario che non si spiega solo con la congiuntura economica, ma riflette differenze strutturali legate a occupazione, produttività e opportunità.
Ed è proprio qui che emerge il limite della crescita attuale. Perché se da un lato Caserta beneficia di un incremento del reddito, dall’altro questo aumento non è sufficiente a ridurre in modo significativo la distanza accumulata negli anni.
Come sottolinea Gaetano Fausto Esposito, il quadro nazionale è oggi più articolato: alcune province del Sud mostrano segnali di dinamismo, mentre parte del Centro-Nord rallenta. Tuttavia, questo riequilibrio è ancora troppo debole per cambiare le gerarchie economiche.
Nel caso di Caserta, il problema non è solo quanto si cresce, ma da dove si parte. Il livello di reddito resta infatti ben al di sotto della media nazionale, con un gap che nel Mezzogiorno supera il 20%. Una distanza che si riflette direttamente sulla qualità della vita e sulle possibilità di sviluppo del territorio.
Un elemento positivo, però, c’è. Nel 2024 la crescita del reddito ha superato l’inflazione, consentendo alle famiglie di recuperare almeno in parte potere d’acquisto. Per un territorio come Caserta, questo significa maggiore capacità di spesa e un possibile impulso al commercio locale.
Ma non basta per parlare di svolta.
Senza un rafforzamento strutturale dell’economia – più lavoro stabile, investimenti e servizi efficienti – il rischio è che la crescita resti episodica. E che Caserta continui a occupare le ultime posizioni nelle classifiche nazionali, pur registrando miglioramenti.
La fotografia che emerge è quindi chiara: Caserta non è più ferma, ma non corre abbastanza. E finché la crescita non sarà accompagnata da un reale recupero del divario, resterà una provincia che migliora, senza però riuscire davvero a raggiungere il resto del Paese.
