Il rafforzamento delle misure di prevenzione contro l’epatite A riguarda in modo specifico la provincia di Caserta, dove le autorità sanitarie stanno intensificando i controlli per contenere il rischio di contagio.
Dopo le verifiche su pescherie e prodotti ortofrutticoli, i controlli dell’ASL si estendono ora anche ai ristoranti, con l’obiettivo di monitorare l’intera filiera alimentare. Le ispezioni si concentrano in particolare su conservazione, tracciabilità e condizioni igienico-sanitarie, soprattutto per gli alimenti più a rischio.
Sul piano epidemiologico si registra un primo segnale positivo: non sono stati segnalati nuovi casi nell’ultima giornata considerata e il totale dei contagi resta fermo a 62. Un dato che suggerisce un possibile rallentamento della diffusione, pur richiedendo ancora prudenza e un attento monitoraggio.
Nel territorio casertano sono state adottate anche misure più restrittive, come il divieto temporaneo di vendita di prodotti ittici su aree pubbliche, inclusi mercati e commercio ambulante. Il provvedimento deriva dal rischio legato ai molluschi bivalvi (come cozze, vongole e ostriche), che possono accumulare particelle virali filtrando acque contaminate, soprattutto se non adeguatamente controllati o cotti.
Le criticità dei mercati all’aperto — tra cui difficoltà nel mantenere la catena del freddo, carenze nei sistemi di refrigerazione e nelle condizioni igieniche — rendono particolarmente delicata la gestione di questi prodotti.
Parallelamente, è stato rafforzato il sistema di sanità pubblica con attività di sorveglianza epidemiologica, tracciamento dei contatti e controlli più stringenti sulla filiera alimentare. Tra le strategie adottate anche la vaccinazione ad anello, che consiste nell’immunizzare i contatti stretti dei casi confermati per contenere la diffusione del virus.
Infine, sono in corso verifiche sulla tracciabilità dei frutti di mare e sulla qualità delle acque utilizzate, per individuare eventuali fonti di contaminazione all’origine del focolaio.
