A segnalarci l’ennesimo disservizio è una nostra lettrice, che racconta una scena tanto assurda quanto, purtroppo, reale: in viale Ellittico i bus non hanno stalli assegnati. Tradotto: arrivano, si guardano intorno e si parcheggiano dove capita, un po’ come al supermercato il sabato pomeriggio. Con la differenza che qui non si tratta di carrelli, ma di mezzi pieni di persone.
La conseguenza? I passeggeri vagano spaesati cercando di indovinare dove si fermerà il proprio autobus. Un gioco di fortuna che diventa crudele quando di mezzo ci sono persone con difficoltà motorie.
È il caso della nostra lettrice, che doveva prendere un FlixBus ma si presentava già in condizioni complicate: distorsione, tutore e stampelle. Non esattamente il profilo ideale per partecipare a una gara di orientamento urbano. Dopo aver cercato inutilmente di capire dove sarebbe arrivato il bus, la beffa finale: il mezzo, non trovando posto, si ferma “molto lontano”.
E qui la scena sfiora il grottesco. Una persona con le stampelle costretta a correre – sì, correre – per non perdere il pullman. Più che un servizio di trasporto, una prova di sopravvivenza.
Viene da chiedersi se qualcuno abbia mai provato a mettersi nei panni dei viaggiatori. O se, più semplicemente, si dia per scontato che tutti siano perfettamente mobili, allenati e pronti allo scatto degno dei cento metri.
La verità è che basterebbe poco: stalli assegnati, segnaletica chiara, un minimo di organizzazione. Nulla di rivoluzionario, solo quello che in molte altre città è la normalità.
A Caserta, invece, si continua a improvvisare. E a pagare il prezzo di questa “creatività” sono sempre i cittadini, soprattutto i più fragili. Perché prendere un bus non dovrebbe essere un’impresa eroica. Ma qui, evidentemente, lo è ancora.
