A Mondragone, all’ISISS Nicola Stefanelli, uno studente dell’indirizzo alberghiero è stato vittima di un pestaggio brutale negli spogliatoi, un luogo che dovrebbe essere sicuro e formativo, trasformato invece in teatro di violenza.
Secondo il racconto del ragazzo, due mattine fa, mentre indossava la divisa per le esercitazioni in cucina, un gruppo di compagni ha spento le luci e, approfittando dell’oscurità, lo ha preso a calci, schiaffi e spinte. Un’aggressione rapida, feroce e vigliacca, che lo ha lasciato sotto choc. Tornato a casa, ha trovato il coraggio di raccontare tutto ai familiari, che hanno subito denunciato l’accaduto ai Arma dei Carabinieri.
La dirigente Antonietta Pellegrino ha avviato verifiche interne, ma qui serve più di una semplice indagine: chi partecipa a simili episodi deve pagare, senza sconti. La scuola non può nascondersi dietro protocolli o buone intenzioni; deve proteggere le vittime e isolare chi usa la violenza come strumento di dominio.
La comunità di Mondragone è giustamente indignata. Basta parole: servono provvedimenti severi, controllo reale e sanzioni esemplari. In un branco, chi guarda e non interviene diventa complice.
Questo episodio non può essere sottovalutato. Accettare una simile violenza significa mandare un messaggio chiaro: che chi è più forte può fare quello che vuole. E questo è esattamente il contrario di ciò che una scuola dovrebbe insegnare.
