E’ stata una delle più brutte campagne referendarie, forse la più brutta. A dominare è stata la contrapposizione di parte, lo scontro ideologico, la disinformazione (rispetto al quesito referendario) e l’assenza di reali confronti tra le ragioni del sì e quelle del no in grado di raggiungere buona parte della popolazione. E’ stata una campagna referendaria degna dei tempi politici che viviamo, ove prevale la sterile contrapposizione che non consente al cittadino (a livello locale, come su scala nazionale e globale) di “conoscere per deliberare”. E’ l’assenza di conoscenza il più grave problema che abbiamo di fronte, che mina le fondamenta della democrazia e riduce sempre più i cittadini al ruolo di sudditi. La disinformazione rappresenta una minaccia strutturale per il nostro sistema e rischia di allargare sempre più la distanza tra le cittadine e i cittadini e le istituzioni. Per restare al referendum di domenica e lunedì prossimi, “i quattro gatti” dell’AMBC voteranno in “ordine sparso”: qualcuno per il Sì, convinto che il giudice deve essere il più possibile terzo tra accusa e difesa (da qui la separazione delle carriere tra PM e giudice) e che il Consiglio Superiore della Magistratura deve essere liberato dalle correnti (da qui il sorteggio, che è un meccanismo adottato fin dall’antica Atene quando è necessario svincolare candidati ed eletti da logiche di fazione); qualcun altro voterà No, soprattutto per il “contesto” politico e per le ambiguità della maggioranza nei confronti delle autocrazie e dei sistemi di bilanciamento tra poteri (lo Stato di diritto), che si teme possano essere addirittura premiate con la vittoria dei Sì (oltre alla critica su una riforma scritta male e che non inciderà sostanzialmente sul cattivo funzionamento della giustizia).
Al di là di come vorranno esprimersi quelli dell’AMBC sulla riforma relativa alla divisione del Consiglio Superiore della Magistratura e all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare (qualcuno degli aderenti all’Associazione già trent’anni fa – con il Partito Radicale – si occupò della separazione delle carriere e della riforma del sistema elettorale del CSM), l’Associazione Mondragone Bene Comune – in linea con l’attività messa in campo in questi anni -, in vista del referendum confermativo costituzionale del 22-23 marzo, Vi propone un interessante opuscolo informativo elaborato da Più Democrazia Italia, con il coordinamento di Leonello Zaquini, chesi ispira al modello realizzato dalla Confederazione elvetica in occasione di ogni singola consultazione popolare e che viene inviato a tutti gli aventi diritto di voto congiuntamente alla scheda di voto. L’opuscolo, rilanciato anche da Marco Cappato, ha l’obiettivo di colmare una lacuna istituzionale, cercando di fornisce una guida sintetica ma completa, una base conoscitiva minima e oggettiva. Le ragioni del Sì si trovano a pagina 5 dell’opuscolo, le ragioni del No alle pagine 6-7.
Sul sito di Più Democrazia Italia (https://www.piudemocraziaitalia.org/) si legge che “i testi di questo opuscolo sono stati redatti con un metodo pluralista, mettendo a confronto attivisti e giuristi favorevoli e contrari alla riforma. L’informazione deve essere sintetica ma completa, accessibile a tutti e non di parte. Esortiamo i legislatori a rendere questo strumento obbligatorio e ufficiale per ogni futura consultazione popolare, per elevare la qualità della nostra democrazia”. Vi proponiamo di leggerlo prima di recarvi alle urne, ricordandovi che il referendum del 22-23 marzo è senza quorum, decide chi vota.
Qui per scaricare l’opuscolo informativo della votazione per il referendum del 22 e 23 marzo 2026: https://piudemocraziaintrentino.org/wp-content/uploads/2026/02/20260223_libretto-ref-giustizia-03-1_verso-finale.pdf.
