Non è solo un dato contabile. I 286 milioni di euro pagati dall’ASL di Caserta tra il 2019 e il 2023 raccontano una sequenza di errori, infezioni e responsabilità sanitarie che, messe insieme, delineano un quadro preciso: quello di un sistema sotto pressione, dove la sicurezza delle cure non è sempre garantita.
Il dossier dell’associazione Fulop colloca l’azienda sanitaria casertana in cima alla classifica regionale dei risarcimenti per malasanità. Una posizione che non si spiega con un episodio isolato, ma con una ripetizione nel tempo di criticità strutturali.
Una parte rilevante dei risarcimenti riguarda le infezioni correlate all’assistenza (ICA): malattie che i pazienti contraggono durante il ricovero e che, per definizione, non dovrebbero verificarsi.
Non si tratta di complicazioni inevitabili, ma spesso di eventi legati a: carenze nei protocolli di prevenzione
sovraffollamento dei reparti insufficienza di personale.
Le conseguenze sono documentate: ricoveri più lunghi, condizioni cliniche aggravate e, nei casi più gravi, danni permanenti.
Ricostruire fino in fondo la portata del fenomeno resta però difficile. La legge Gelli-Bianco impone alle strutture sanitarie di pubblicare i dati sui contenziosi, ma la realtà è diversa.
Secondo Fulop, solo il 45% delle aziende sanitarie ha reso pubbliche queste informazioni. Un dato che apre una domanda inevitabile: quanto resta fuori dai radar?
In questo contesto, i numeri dell’ASL di Caserta potrebbero rappresentare non un’eccezione, ma semplicemente il caso più visibile.
Il raffronto con le altre strutture campane rafforza il quadro.
Negli stessi cinque anni:
l’ospedale Cardarelli di Napoli ha pagato circa 50 milioni di euro
l’ospedale San Giovanni di Salerno circa 70 milioni di euro
Cifre significative, ma che restano lontane dai livelli registrati a Caserta. Un divario che solleva interrogativi su organizzazione, controlli e gestione del rischio clinico.
In Campania, la sanità pubblica opera da anni in condizioni critiche:
quasi il 45% delle strutture è in overbooking
carenza cronica di personale
tempi di attesa incompatibili con molte esigenze di cura
Nel 2025, 1,5 milioni di cittadini hanno rinunciato alle cure, mentre oltre 300 episodi di aggressione hanno colpito medici e infermieri.
Un sistema sotto stress aumenta inevitabilmente il rischio di errore.
I 286 milioni di euro non chiudono il caso. Lo aprono.
Perché dietro ogni risarcimento c’è un evento che ha richiesto una valutazione di responsabilità. E quando questi eventi diventano centinaia, la questione non è più il singolo errore, ma il funzionamento complessivo del sistema.
La domanda resta senza risposta: quanti di questi casi si sarebbero potuti evitare? E, soprattutto, cosa sta cambiando perché non accadano ancora?
